Chiara Bordi e il suo sogno cullato alle finali di Miss Italia

Chiara Bordi, come molti già sapranno, è una bellissima ragazza, 18 anni, di Tarquinia (Viterbo). Quest’anno ha partecipato alle finali di Miss Italia, sfilando con la protesi alla gamba e classificandosi terza alle spalle di Carlotta Maggiorana, di Cupra Marittina ma romana di adozione, e Fiorenza d’Antonio, di Napoli.

Chiara è stata vittima di un incidente in motorino 5 anni fa e dell’ignoranza di un’hater che qualche giorno fa la apostrofava con un “Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia”. La 18enne di Tarquinia aveva affidato al suo profilo Instagram la sua replica: “Mi dispiace molto per lei perché a me mancherà pure un piede, ma a lei manca cervello e cuore” aveva scritto.

E ieri, sfilando su quella passerella, la più importante per una ragazza che culla il sogno di diventare Miss Italia, Chiara ha risposto con la sua bellezza mediterranea, la sua solarità e il suo sorriso magnetico. E un terzo posto di cui andare fiera.

“La felicità dipende da chi ci sta intorno ma è prima di tutto una scelta che nasce dentro di noi”, ha dichiarato in una recente intervista a iltempo.it.

Chiara, infatti, che vuole studiare medicina e diventare un chirurgo ortopedico, è un concentrato di vita. “Ho fatto solo quello che si fa in questi casi. E in questi casi sei davanti a un bivio: o vivi o muori, non esiste sopravvivenza, ma una scelta consapevole che deve puntare necessariamente alla vita” ha spiegato a Daniela Cursi che la intervistava.

E così ha iniziato a vivere la sua vita con una protesi ma senza limiti. “Con la protesi ho preso il patentino di guida, il brevetto da sub, sono andata in campeggio, ho fatto una scalata, ho pattinato e ho intenzione di correre agonisticamente. Per adesso corro solo quando sto per perdere il pullman” ha affermato ironicamente.

“Chiara Bordi è l’esempio lampante che la forza di volontà, la tenacia e la voglia di coltivare i propri sogni possono farti vivere una vita piena e farti raggiungere tanti obiettivi. E che la bellezza è fatta di tante sfumature. Si può essere stupende anche sfilando con una protesi”.

Gian Piero Robbi

Vaccinazioni, Robbi (AGIRE): «Diamo la parola ai genitori invece che ai soliti politici da palcoscenico»

Tanta gente e tanti bambini, con un’unica nota stonata: i soliti politici opportunisti che, tra baci, abbracci e strette di mano, dispensano sempre le stesse promesse. Quelle promesse che pare proprio non siano state mantenute.

È questo il quadro che ieri (domenica 16 settembre) si è presentato agli occhi di chi, come Gian Piero Robbi, candidato di Agire per il Trentino alle prossime provinciali, non è voluto mancare alla manifestazione dell’Associazione Vaccinare Informati.

E allora è proprio Robbi a lanciare un appello, visto che la stampa locale tende sempre a dar spazio a quel tipo di politica capace solo di riempirsi la bocca di tante belle parole, con l’intento in realtà di riempirsi il portafoglio. “Diamo la parola ai genitori – esorta il candidato di Agirefacciamo sentire la loro voce, perché è quella che vale e che conta. I politici parlano e sparlano, l’abbiamo visto, solo e soltanto per un tornaconto personale e per i voti al loro partito”.

Parole dure quelle di Gian Piero Robbi, il cui intento è quello evidentemente di dare spazio ai diretti interessati, a coloro che vivono quotidianamente una situazione delicata. È solo ascoltando i genitori, infatti, che si può giungere alla migliore soluzione possibile.

Non consegnando un microfono in mano ai soliti personaggi opportunisti che si fingono interessati e preoccupati dell’argomento, stringono mani e tengono mini comizi, quando in realtà il loro unico scopo è accaparrarsi più voti possibili.

“Bisogna intervistare i genitori, la vera anima pulsante della protesta – aggiunge in conclusione Robbi – non chi è lì solamente per le telecamere. Perché è questa, purtroppo, la politica di oggi. Quella da palcoscenico. Quella politica che il 21 ottobre verrà spazzata via”.

Mancate assunzioni di disabili, Robbi (AGIRE): “120 miliardi in 18 anni, recuperarli si può.”

Ci dicano, 5 StelleGhezzi e Tonini (o chi sarà il candidato presidente), cosa hanno intenzione di fare in tal senso. Agire è pronto!

In Italia, la legge 68 del 1999 obbligherebbe le aziende e gli enti con più di 14 dipendenti ad assumere un disabile (o più d’uno), cioè persone appartenenti alle Categorie Protette. Purtroppo, questa legge non viene applicata nella maggior parte dei casi, e così i disabili non vengono assunti. Questo, quanto viene riportato da Gian Piero Robbi, candidato di Agire per il Trentino alle prossime elezioni del 21 ottobre.

“Le aziende – ci dice Robbi – preferiscono infatti pagare le sanzioni piuttosto che assumere un disabile (sia esso fisico o psichico). Proprio per questo motivo, il decreto legislativo 185/2016 correttivo del Jobs Act ha inasprito le sanzioni, costringendo le aziende a pagare 153 euro al giorno in caso di mancata assunzione delle quote di disabili previste dalla legge 68 del ‘99. Non è sufficiente!

Un’ingiustizia, è evidente; un problema che grava alla fine proprio sui disabili e sulla loro potenziale emancipazione e crescita professionale, compromessa da una mancata (ed arbitraria) applicazione della legge.

A questo punto risulta lecito chiedersi dove vadano a finire i soldi delle sanzioni alle aziende, e cosa se ne faccia nella pratica.
“I soldi delle sanzioni finiscono in una sorta di tesoretto regionale, il Fondo per l’occupazione dei disabili” ci spiega Robbi. “In teoria questo tesoretto dovrebbe finanziare la realizzazione di programmi regionali di inserimento lavorativo proprio per i disabili”.

Le stime (non confermate, dato che non esistono dati certi o pubblicamente consultabili) parlano di un tesoretto di 120 miliardi di euro, accumulato a livello nazionale dal 1999 (data in cui è entrata in vigore la legge 68) ad oggi.

“Il motivo per cui la legge non funziona è che non è previsto alcun sistema di monitoraggio; ogni gestione viene rimandata alle singole regioni” continua Robbi. “Sarebbe quindi più che opportuno attivarsi a tal proposito”. In questi anni sono nati dei movimenti, come quello di «Articolo 14», che mirano a modificare proprio quell’articolo della legge e il suo funzionamento.

Il Movimento (da sottolineare che si tratta di un organismo apolitico), fondato da Giovanni Cafaro, mira a modificare la legge 68 eliminando le sanzioni e a introdurre l’obbligo di assunzione, estendendolo anche agli Enti Pubblici e alle Cooperative di tipo A.

“Traguardi ambiziosi, da supportare: le sanzioni invece dell’obbligatorietà delle assunzioni, come abbiamo visto in quasi vent’anni, non hanno funzionato come previsto, specialmente dopo il 2007” conclude Robbi. “Investire quei miliardi per generare occupazione in una categoria così debole come la nostra non è solo giusto, ma un dovere da rispettare, mi domando cosa, negli ultimi anni, 5 Stelle, PD e compagnia bella, abbiano fatto o meglio, hanno nel loro programma politico, IO NON VEDO NIENTE. Il diritto alla dignità è essenziale, lo stesso diritto che porta a una vita autonoma, che si traduce nella necessità di un lavoro: per tutti, a maggior ragione per la categoria dei disabili, nessuno escluso.”

Le tutele sociali e il supporto del buon vicinato, parentale e amicale, sembrano allentarsi sempre più. – di Gian Piero Robbi

La vita, nella tormentata e inquieta realtà di oggi, è complicata ed è dura per tutti. Lo è per chi ha meno, per difficili condizioni di partenza o perché impoverito dalla crisi e dai pasticci combinati dalla finanza e dalla speculazione. Ma lo è anche per chi ha qualcosa in più, ma subisce l’effetto devastante di un mondo senza certezze, dove sembra che ogni riferimento venga meno e si inabissi nella barbarie dei linguaggi e dei comportamenti. Ovviamente c’è chi ha le condizioni e le risorse per lenire o rimuovere complicazioni e durezze, perché dotato di adeguati mezzi finanziari, o perché psicologicamente resistente, impermeabile ai problemi del mondo.

Ma è una minoranza. I più sono oggettivamente in difficoltà. C’è poi chi la vita la deve affrontare con un limite in più, ad esempio con un handicap sensoriale, motorio o legato allo stato di salute. Ed allora la difficoltà del vivere si accentua, e talvolta diventa insostenibile. Una eventualità, questa, che cresce e diviene più vistosa in un contesto problematico, come è quello di oggi, fortemente incentrati sull’io, sull’individualismo frantumato e autoreferente.

Oggi, il senso civico, non più supportato da un’etica pubblica educata al rispetto e alla solidarietà, ha perso la sua capacità di incidere positivamente sui comportamenti concreti della gente e, in parte, anche sull’agire delle Istituzioni. Quindi diritti consolidati, come quelli che assicurano la dignità della vita a chiunque, a prescindere dalla propria condizione, sono sanciti sulla carta, ma sempre meno garantiti nella realtà delle cose.

Quindi si sta sempre più accentuando una situazione critica, in alcuni casi di vera e propria emergenza, per chi si trova in situazioni deboli e complicate, soprattutto perché le tutele sociali e il supporto del buon vicinato, parentale e amicale, sembrano allentarsi sempre più.
Di conseguenza è necessario lanciare un doppio grido di allarme, nei confronti dell’opinione pubblica e delle Istituzioni, per arginare questo fenomeno negativo e immiserente che rischia di deteriorare la nostra società, anche locale.

Un’opinione pubblica che deve recuperare l’attenzione e la sensibilità verso i meno fortunati, specie se per ragioni psicofisiche, nella convinzione che solo in un clima di solidarietà fattiva si può costruire un mondo a misura d’uomo, dove ad imperare non sia l’egoismo sfrenato e il primato della competizione a tutti i costi. La convivenza non può reggersi solo sui rapporti di forza o di potere. Per vivere bene c’è bisogno anche di umanità, di solidarietà, di attenzione all’altro, anche perché prima o dopo, da giovani come da anziani, ci si può sempre trovare in difficoltà.

Un analogo impegno aggiuntivo spetta alle Istituzioni che hanno la necessità di rinvigorire la propria vocazione a farsi carico dei bisogni sociali e personali del mondo in generale, in particolare di quello dei portatori di handicap e delle persone con difficoltà gravi di salute, che lasciato da solo finirebbe con il soccombere, con gravi conseguenze non solo morali, ma anche di livello complessivo della qualità della vita.

Tra poche settimane gli elettori trentini saranno chiamati alle urne per eleggere gli organi preposti al governo delle istituzioni della nostra Autonomia. È l’occasione buona per premiare chi, forze politiche e candidati, si faranno carico di questo obiettivo di civiltà e inseriranno nei loro programmi misure e interventi idonei a sostenere non solo le persone in difficoltà, ma anche le famiglie e quanti si rendono disponibili al loro sostegno e al loro aiuto. È per questo motivo che tre priorità della prossima legislatura dovranno essere riservate ai bisogni ed alla dignità dei DISABILI, delle loro FAMIGLIE, al potenziamento e al supporto per le COOPERATIVE SOCIALI.

Tre ambiti importanti ed imponenti, non per distruggere quanto è stato fatto finora, anzi, ma col fine di mettere finalmente in atto un programma operativo che migliori i diversi servizi, per un welfare che tuteli davvero tutti, nessuno escluso.

Gian Piero Robbi

I congedi straordinari della legge 104, Robbi (AGIRE): “Vigileremo su chi se ne approfitta.”

In questi giorni sta ripartendo la scuola in tutt’Italia, e proprio mercoledì scorso è ripartita anche in Trentino.
Insieme alla ripresa delle lezioni, però, arriva a braccetto anche il cosiddetto «balletto degli insegnanti» riguardo alla legge 104, cioè la legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili, che tutela i diritti delle persone con disabilità e che regola anche alcuni benefici di cui possono godere i familiari che se ne prendono cura, tra questi quello del congedo straordinario.

“Uno strumento utilissimo per tutti i disabili e per chi se ne prende cura” spiega Robbi, di Agire per il Trentino, candidato alle prossime elezioni del 21 ottobre. “Uno strumento, però, che subisce ogni anno una miriade di ingiustizie (come mi è stato riportato proprio da una insegnante ancora precaria, grazie anche a questi furbetti) a causa di chi si fa beffe del sistema, danneggiando peraltro tutti i bravi insegnanti, magari precari, che lavorano alacremente ogni giorno”.

Ricordiamo infatti che solo coniugi e familiari del disabile (padre, madre, figli, fratello o sorella) che siano anche conviventi possono beneficiare del congedo straordinario: si tratta in pratica di un periodo di assenza dal lavoro che viene retribuito allo scopo di prendersi cura del familiare disabile.Tutto questo nella teoria; in alcuni casi sono stati perfino «pizzicati» insegnanti che usufruivano di questi congedi senza averne bisogno e senza nemmeno avere un parente disabile.

“Una vera e propria vergogna. Un insegnante mi ha fatto il quadro di una situazione grave e soprattutto complicata: alcuni insegnanti ottengono la 104 per richiedere trasferimenti vicino casa, e usufruiscono di permessi straordinari semplicemente senza averne diritto” continua Robbi. “Queste persone usano il sistema in maniera illecita e il comparto scuola è quello più colpito: alcuni dirigenti permettono a questi insegnanti scorretti di accumulare i tre permessi mensili (non cumulabili per legge!) fino a farli diventare settimane intere, così da fare le vacanze estive in tutta tranquillità, per di più retribuiti!”

Un caso su tutti, che quest’anno ha fatto scalpore, è quello della ex dirigente della Centrale Unica di Emergenza (CUE) Luisa Zappini, arrestata per truffa e peculato. La dirigente è stata «pizzicata» in vacanze effettuate proprio grazie ai permessi della legge 104: dalle Hawaii a Parigi, da New York alle Maldive.

“Ci sono tanti insegnanti onesti, per di più precari, che sono superati e scavalcati da questi soggetti privi di dignità” conclude Robbi. “Agire vigilerà su questi permessi, usando il pugno di ferro nei confronti di chi si approfitta delle categorie più deboli, come quelle dei disabili. Ci sono dei diritti sacrosanti come quelli offerti dalla legge 104, essenziali per chi davvero ne ha bisogno, e vedere persone che se ne approfittano rubando di fatto i fondi destinati ai più deboli, fa infuriare chi, come me, tiene al mondo dei disabili. Li difenderemo tutti, nessuno escluso”.

La storia di “Enzo”, sarà cambiato qualcosa?

Parlando di inclusione con una persona disabile può venire fuori che l’inclusione è forse, solo sulla carta e che nella realtà si può vivere una situazione durissima, per certi aspetti peggio della galera, di emarginazione per paura di… Il piccolo racconto che segue è l’estratto di una chiacchierata con un disabile che, dopo un po’, mi rivela una vicenda terribile.

A distanza di qualche mese, ho voluto incontrare nuovamente questa persona, per controllare se stesse bene e se ci fossero sviluppi nella sua situazione. Ma intanto, ecco cosa è successo.

«Il mio nome è “Enzo”, nome di fantasia per ovvi motivi di riservatezza. Sono un essere umano come voi. Guardo con gli occhi, ascolto con le orecchie, parlo con la bocca, tocco con la mano. Una sola, però.

Perché gli altri tre arti non mi funzionano. Sì, sono un disabile e la mia vita, a causa della mia malattia, non è per niente semplice. Comunque sia, sono vivo e ho diritto ad essere trattato come ogni altro essere umano, no? Sì, direte voi… Beh, non è proprio così scontato.

Per le cosiddette persone normali, il disabile, il malformato ha un qualche difetto di produzione, rappresenta un’anomalia di sistema e, poiché non si può aggiustare, va messo da parte, o addirittura buttato in discarica, in attesa che, prima o poi, si consumi, così come avviene per i rifiuti organici.

A maggior ragione, se il disabile in questione diventa anche un ‘mostro’. Non perché si sia reso protagonista di un qualche fatto criminale ma perché, poco a poco, col passaparola si è diffusa la più brutta delle voci: gli piacciono i bambini. Sì, è vero.

Mi piacciono i bambini. I bambini sono il fulcro della vita e rappresentano la parte migliore dell’essere umano, per me sono la concretizzazione dell’innocenza e della spensieratezza. Per questi esseri umani in miniatura siamo davvero tutti uguali: neri, bianchi, bipedi e ‘carrozzati’. I bambini, inoltre, si sorprendono e si meravigliano di fronte a innumerevoli cose e gli basta poco per avvertire in sé la felicità.

Sì, quindi, mi piace stare accanto ai bambini, i quali non mi guardano con gli occhi ipocritamente compassionevoli di certi adulti. È terribile, però, che ci sia chi ha scambiato tale vicinanza con qualcosa di colpevole, così terrificante che non riesco neanche a scrivere quella maledettissima parola.

Beh, vi assicuro che avrei preferito essere trafitto da un coltello nel cuore piuttosto che sapere che c’è chi pensa che io possa turbare e maltrattare l’innocenza dei bambini. La caccia al mostro, però, è partita e io sono solo in una comunità che mi detesta.

Ecco perché sto considerando di trasferirmi altrove, lontano da dove vivo. Sì, lo so… vincerebbero loro. Chi mi disprezza avrebbe ciò che vuole. Ma per preservare la mia dignità e, soprattutto, per contrastare il dolore smisurato che provo, la fuga sarebbe un’azione logica.

Tuttavia, non ho ancora preso questa decisione. Cerco ancora – forse stupidamente – un barlume di umanità negli occhi di chi incontro. Qualcuno che non mi veda né come un orco storpio né come un essere da commiserare ma semplicemente mi veda come un uomo. Perché è quello che sono.

Vedete, possiamo parlare di diritti, pensioni di invalidità, indennità varie, agevolazioni, ma fino a quando le persone vedranno il diverso con il culo, scusatemi per la volgarità, invece che con il cuore, le cose non cambieranno mai, continuerà l’indifferenza generale e il disabile verrà sempre messo da parte e trattato come oggetto che può essere utile a portare soldi, magari chiuso in una teca con scritto “rompere il vetro in caso di necessità”. Quale necessità? Quella economica naturalmente. Degli altri».

Leggendo questo racconto, che non è frutto di fantasia ma appartiene alla vita reale, mi commuovo ancora e mi addoloro, così come si addolora Enzo, perché per lui non è cambiato assolutamente niente. Intorno a lui terreno bruciato sempre di più, altro che inclusione sociale, altro che “società aperta a misura di disabile”.

La situazione è deprimente, grazie alle politiche sociali di una classe dirigente che ha pensato ad altro invece di aiutare i propri cittadini. Enzo è solo la punta di un iceberg che ci mostra tutti i limiti di un governo provinciale assente. E non c’è solo Enzo, ricordiamolo!

Ma Enzo e tutti quelli come lui sono sempre più soli, sempre più emarginati, noi cosa vogliamo fare? Quali sono le azioni concrete che la politica può e deve mettere in campo per aiutare i nostri cittadini più bisognosi? Azioni serie e concrete, non promesse da marinaio. Trentini, abbiate pazienza…

Sei sordo e devi chiamare il 112? Sei abbandonato a te stesso

L’Italia è il paese dei furbi, ormai non fa più notizia. Ma che ci debbano andare di mezzo i sordi è inaccettabile. Da qualche mese, a livello nazionale, è possibile attivare una app specifica per i sordi che si chiama SOS 112 che permette di chiedere aiuto in modo immediato e di attivare istantaneamente i mezzi di soccorso.

L’unico problema è che serve l’attivazione della locale Questura che, visto e considerato che in Trentino c’è già un App dell’CUE Trentino, non si attiva, non sapendo, però, che la fantastica app del CUE, non è adatta per i non udenti.

Mentre nel resto d’Italia, vengono attivati sistemi tramite smartphone per richiedere assistenza, vedasi il recente lancio dell’APP 118 SORDI in Puglia, se sei sordo e abiti in Trentino e hai l’urgenza di chiamare il 112, sei abbandonato a te stesso.

Un disservizio clamoroso, in piena sintonia con l’operato di Luisa Zappini, l’ex dirigente (per fortuna) della Centrale Unica per l’Emergenza arrestata e rimossa dall’incarico per aver usufruito dei permessi di assistenza previsti dalla Legge 104(che prevede l’assenza dal posto di lavoro per assistere i Disabili familiari) per andare in vacanza.

Nessuno deve essere lasciato indietro, è fondamentale che le istituzioni si attivino per abilitare questo sistema il prima possibile, visto e considerato che siamo nell’anno elettorale niente di strano che qualcuno si attivi entro Ottobre. Speriamo.

Alessandro: disoccupato, marito e padre di tre figli

Ha fatto il giro d’Italia la storia di Alessandro, disoccupato, marito e padre di tre figli, costretto a vivere in un’auto. Per chi non avesse letto la sua storia, Alessandro ha prima perso il lavoro (la ditta dove lavorava ha fallito e non gli ha dato neanche gli stipendi arretrati) e poi la causa, non avendo i soldi per pagare le bollette e l’affitto.

Grazie all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera e ripreso da molte testate giornalistiche, Alessandro e la sua famiglia hanno ricevuto in poche ore non solo migliaia di attestati di solidarietà ma anche e soprattutto aiuti economici e offerte di lavoro. Tutto ciò grazie alla potenza comunicativa dei social media.

Contento naturalmente che ad Alessandro e alla sua famiglia sia stata restituita la dignità che ogni famiglia italiana merita. Al contempo, però, sono triste per le tante famiglie come quella di Alessandro che vivono in condizione di estrema povertà e non hanno neanche la ‘fortuna’ di godere dei benefici di una cassa di risonanza, e posso assicurare che, anche nel nostro Trentino, sono davvero tanti.

Appena ieri, infatti, l’ISTAT ha diffuso la stima dei poveri in Italia: circa 5 milioni di individui, ovvero l’8,3% della popolazione residente. Una soglia che è in aumento rispetto al 7,9% del 2016 e del 3,9% del 2008. In pratica, nel nostro Paese ci sono 1,8 milioni di famiglie povere.

Un numero drammatico e che mette tanta ma tanta rabbia perché testimonia quanto fallimentare sia stata la politica degli ultimi anni, più dedita a tenere a bada i conti come da dettato dell’Unione Europea e meno propensa a creare opportunità di lavoro e reali benefit per chi non sa come campare.

Certo, c’è da sperare che in queste ore a Roma si stia decidendo di mettere su un governo che pensi concretamente a dare ossigeno ai conti degli italiani. Non dobbiamo augurarcelo ma dobbiamo pretenderlo. Di Alessandro ce ne sono parecchi in giro e stanno magari in silenzio perché si vergognano e hanno perso ogni speranza.

I nodi del Presidente

Sono trascorsi più di due mesi dal voto del 4 marzo e a momenti dovremmo avere un governo. Il Presidente della Repubblica, dopo ben 3 consultazioni, constatando l’impossibilità di un’alleanza politica che permetta una maggioranza parlamentare, ha scelto di optare per un governo ‘neutrale’ con una data di scadenza: dicembre.

In pratica, sotto l’albero, i partiti dovranno dimostrare di avere raggiunto una qualche intesa al Parlamento per mettere su un esecutivo politico o lo scioglimento delle Camere sarà inevitabile e, quindi, elezioni nel 2019. C’è, però, un’altra ipotesi: il governo neutrale di Mattarella non ottiene la fiducia alle Camere e, quindi, bisognerà giocoforza andare alle urne, persino a luglio, mentre milioni di italiani saranno in vacanza.

E ciò potrà succedere se Lega e Movimento Cinque Stelle dovessero decidere – come tra l’altro hanno già annunciato – di non appoggiare la scelta del Capo dello Stato. Tra l’altro sia la Lega che il M5S hanno tutto l’interesse di tornare al voto presto perché i sondaggi li danno vincenti, soprattutto il partito di Matteo Salvini che, secondo gli analisti, potrebbe addirittura doppiare il risultato di Forza Italia. Oppure c’è un’altra possibilità dell’ultim’ora ma molto improbabile: Silvio Berlusconi si fa da parte, annunciando solo un appoggio esterno a un governo M5S – Lega con un premier ‘terzo’ (ovvero né Di Maio né Salvini).

Descritti questi scenari, è oggettivo che le elezioni in estate rappresenterebbero un rischio e non solo per il pericolo più che concreto dell’astensionismo. Sì, perché se il Rosatellum resta così com’è, chi ce lo assicura che non si potrebbe ripresentare lo stesso problema, visto che occorrerà sempre raggiungere il 40% dei consensi per assicurare la governabilità alla Nazione? A meno che il Parlamento, in fretta e furia, non decida di inserire il premio di maggioranza alla coalizione o al partito che ottiene più voti. Infine, un appunto su Luigi Di Maio. In caso di governo ‘neutrale’, non si dovrebbe giudicare come fallimentare la sua leadership?

Il M5S non dovrebbe lasciare spazio a un nuovo nome, ad esempio Alessandro Di Battista (che ha già detto che chi voterà la fiducia al governo neutrale sarà un “traditore della patria”?). E tutto ciò al netto del tetto del doppio mandato perché è ormai quasi certo che i pentastellati non faranno valere le regola visto che, di fatto, la legislatura attuale non è mai cominciata. Comunque, manca poco e sapremo come andranno le cose. Con una certezza: a rimetterci sono sempre i cittadini, vinti dall’inutilità del voto espresso il 4 marzo.

La figura del Disability Manager

C’è una figura che è ancora poco nota in Italia e che ha bisogno di avere una spinta vista la sua importante: il disability manager. Si tratta del responsabile della gestione dei servizi di assistenza per i disabili che, di solito, opera in strutture quali ospedali e case di cura. Scopo principale del disability manager è aiutare le persone disabili a ottenere i servizi di cui hanno bisogno agendo per suo conto.

Per offrire i migliori servizi possibili, il disability manager ‘intervista’ i disabili, esamina le cartelle cliniche, parla con i professionisti della salute mentale e medica al fine di pianificare un quadro delle esigenze dei propri ‘clienti’. Una volta che è stata presa una decisione sul tipo e sul livello dei servizi richiesti, il disability manager contatta i fornitori di assistenza appropriati per avviare un programma di assistenza. Un esempio: un bambino con disabilità dello sviluppo potrebbe aver bisogno di servizi educativi specializzati, servizi di assistenza domiciliare e servizi professionali per raggiungere la massima qualità di vita possibile. I manager della disabilità sono, inoltre, responsabili che tutto ciò accada.

Quando un disabile riceve l’assistenza pianificata, i manager hanno l’incarico di monitorare continuatamente l’assistenza ricevuta per garantire che il livello di assistenza sia appropriato. L’informazione, poi, su quanto accade al disabile è di significativa rilevanza. Ad esempio, se un disabile anziano riferisce di essersi ferito a un fianco, in seguito a una caduta, allora il manager dovrà fare una nuova valutazione delle esigenze del ‘cliente’, aggiungendo magari delle sedute di terapia fisica o un’assistenza infermieristica ancora più ‘robusta’.

PERCHE’ SONO IMPORTANTI

Esaminando e valutando la disabilità con l’obiettivo di fornire i servizi più appropriati ai disabili, questi manager svolgono un ruolo essenziale nella vita delle persone che soffrono di una disabilità. Essi fungono da punto di collegamento per garantire che i bisogni fisici e mentali siano soddisfatti dai servizi esterni. I disability manager, inoltre, forniscono un servizio unico di valutazione specialistica delle necessità e, successivamente, indirizzano i fondi dov’è più appropriato, aiutando così le persone con disabilità ad aumentare la propria indipendenza.

Il disability manager, inoltre, dà benefici a tutti i soggetti coinvolti: non solo ai disabili ma anche ai fornitori dei servizi così da essere efficacemente indirizzati a chi trae vantaggi dalla propria attività.

IL DISABILITY MANAGER IN ITALIA

Questa figura – come si legge su Wikipedia – ha trovato una prima legittimazione istituzionale nel 2009 grazie “Libro bianco su accessibilità e mobilità urbana – Linee guida per gli enti locali” a cura del tavolo Tecnico istituito tra Comune di Parma e Ministero del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali allora guidato dal ministro Maurizio Sacconi.

Più recentemente, il prof. Enrico Giovannini ha auspicato l’inserimento dei Disability Manager anche nei ministeri e in enti come Inps e Inail. Inoltre, la figura del Disability Manager è stata prevista nel Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità approvato nel 2013. Però, non è stato ancora emanato un regolamento nazionale che definisca la funzione di tale figura in ambito pubblico o privato.