I nodi del Presidente

Sono trascorsi più di due mesi dal voto del 4 marzo e a momenti dovremmo avere un governo. Il Presidente della Repubblica, dopo ben 3 consultazioni, constatando l’impossibilità di un’alleanza politica che permetta una maggioranza parlamentare, ha scelto di optare per un governo ‘neutrale’ con una data di scadenza: dicembre.

In pratica, sotto l’albero, i partiti dovranno dimostrare di avere raggiunto una qualche intesa al Parlamento per mettere su un esecutivo politico o lo scioglimento delle Camere sarà inevitabile e, quindi, elezioni nel 2019. C’è, però, un’altra ipotesi: il governo neutrale di Mattarella non ottiene la fiducia alle Camere e, quindi, bisognerà giocoforza andare alle urne, persino a luglio, mentre milioni di italiani saranno in vacanza.

E ciò potrà succedere se Lega e Movimento Cinque Stelle dovessero decidere – come tra l’altro hanno già annunciato – di non appoggiare la scelta del Capo dello Stato. Tra l’altro sia la Lega che il M5S hanno tutto l’interesse di tornare al voto presto perché i sondaggi li danno vincenti, soprattutto il partito di Matteo Salvini che, secondo gli analisti, potrebbe addirittura doppiare il risultato di Forza Italia. Oppure c’è un’altra possibilità dell’ultim’ora ma molto improbabile: Silvio Berlusconi si fa da parte, annunciando solo un appoggio esterno a un governo M5S – Lega con un premier ‘terzo’ (ovvero né Di Maio né Salvini).

Descritti questi scenari, è oggettivo che le elezioni in estate rappresenterebbero un rischio e non solo per il pericolo più che concreto dell’astensionismo. Sì, perché se il Rosatellum resta così com’è, chi ce lo assicura che non si potrebbe ripresentare lo stesso problema, visto che occorrerà sempre raggiungere il 40% dei consensi per assicurare la governabilità alla Nazione? A meno che il Parlamento, in fretta e furia, non decida di inserire il premio di maggioranza alla coalizione o al partito che ottiene più voti. Infine, un appunto su Luigi Di Maio. In caso di governo ‘neutrale’, non si dovrebbe giudicare come fallimentare la sua leadership?

Il M5S non dovrebbe lasciare spazio a un nuovo nome, ad esempio Alessandro Di Battista (che ha già detto che chi voterà la fiducia al governo neutrale sarà un “traditore della patria”?). E tutto ciò al netto del tetto del doppio mandato perché è ormai quasi certo che i pentastellati non faranno valere le regola visto che, di fatto, la legislatura attuale non è mai cominciata. Comunque, manca poco e sapremo come andranno le cose. Con una certezza: a rimetterci sono sempre i cittadini, vinti dall’inutilità del voto espresso il 4 marzo.