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Per le mamme di bambini disabili, meglio tenere i bambini a casa.

Ho parlato spesso dei problemi cui deve far fronte una famiglia con un membro disabile al proprio interno; problemi che, più che dalla persona disabile in sé, provengono dalla burocrazia, dalla crisi che sta attraversando la nostra società in questo ambito, quello delle categorie protette.

Ed è così che una mamma di un bambino autistico si può sentirsi dire di «tenere il figlio a casa», perché a scuola non è possibile offrigli sostegno. Già, perché se per una qualsiasi ragione manca l’insegnante di sostegno, questa è una risposta che ci si può sentir dire. Un «invito» che fa ribollire il sangue dalla rabbia.

L’autismo, e la disabilità in generale, attira come un magnete un elenco infinito di difficoltà (ripeto, relative alla società e alle istituzioni!) che rendono difficile la vita di ogni giorno.

Per i genitori di questi piccoli c’è da lottare, camminare e subire continue spallate e sgambetti da una burocrazia soffocante, che invece di velocizzare e rendere più agevole la vita di questi ragazzi fa l’esatto opposto.

Lottare e far valere i propri diritti, dicevo: come? Ad esempio facendo valere il Decreto 66 del 13 aprile 2017, quello che norma l’inclusione scolastica e prevede una «condivisione» della presa in carico dei bimbi con disabilità certificata.

Ricordo che, a partire dal 1 gennaio 2019, con l’entrata in vigore delle norme di coordinamento del decreto legislativo n. 66  (art. 19) i  poteri già affidati in capo al GLHO dall’articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, verranno trasferiti a nuovi organi meramente burocratici: il dirigente scolastico e il GIT (Gruppo per l’Inclusione Territoriale). Pertanto, a partire dall’anno scolastico 2019/2020, spetterà a tali organi, secondo una procedura concertativa e nell’ambito della redazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato), deliberare in relazione al numero delle ore di sostegno finalizzate all’inclusione scolastica.

Una sorta di “pezza”, di tamponamento, in attesa di una nomina che faccia arrivare l’insegnante di sostegno in classe. Ma si può e si deve far applicare questo decreto, come è successo a Brescia, dove un gruppo di mamme (si fanno chiamare «le mamme guerriere» sui social) ha deciso di unirsi per combattere e farsi valere, per sé stesse e i loro figli.

Uno dei problemi che lamentano queste mamme è proprio l’assenza, almeno a Brescia, di un punto di riferimento cui rivolgersi. Esistono certo un gran numero di istituti privati anche di una certa qualità, ma che non tutti possono permettersi.

Un altro problema è quello relativo alla disponibilità, sempre a Brescia, di Neuropsichiatri che si prendano cura di questi ragazzi autistici, tramite certificazioni per la scuola, revisioni di invalidità, colloqui o semplici esami di routine. Spesso queste mamme non sanno a chi rivolgersi anche in caso di urgenza.

Un problema che l’Asst Spedali Civili di Brescia cercherà di risolvere con l’entrata in servizio di due nuovi neuropsichiatri.

Non dobbiamo dimenticare mai che dietro ogni disabile c’è una mamma; dietro ogni mamma una famiglia e dietro ogni famiglia una storia.

Una storia unica, da ascoltare. Questo gruppo di «mamme guerriere» l’ha fatto e dovremmo prendere esempio da loro: ognuna mette al servizio delle altre la propria esperienze e le proprie conoscenze, così da diventare un vero e proprio sportello informativo.

Queste mamme di Brescia hanno persino istituito una sorta di «linea amica» per un consiglio, un’informazione, un aiuto o semplicemente per parlare e perché no sfogarsi… e piangere.

Personalmente vivo ogni giorno nel mondo di questa categoria così delicata e fragile, all’interno di un immenso dolore e un’altrettanta immensa gioia di vivere. Queste non sono solo storie: sono persone, e in quanto tali vanno prese per mano e accompagnate per una vita migliore. Nessuno escluso.

 

Gian Piero Robbi

Care Amiche, cari Amici…

Questo è il primo messaggio che riesco a  scrivervi dopo ciò che è accaduto ieri, che mi ha colto impreparato in questa ultima delicata fase della campagna elettorale. Si, sono stato aggredito e sono ancora sotto osservazione anche se sono volontariamente uscito dall’ospedale Santa Chiara per poter fra fronte al mio dovere.
Si, perché, come futuro uomo politico, ho il dovere di non lasciare il campo nemmeno di fronte alle avversità, non posso arrendermi di fronte a questa barbarie, frutto di un clima politico di questi ultimi giorni così duri, del tutto contro tutti!
No, e lo dico con forza, non posso e non possiamo cedere di fronte a questo modo di affrontare le cose, perché dobbiamo ritrovare la serenità a poche ore dalla scelta più decisiva degli ultimi 20 anni.
Essere qui con voi, aver ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, mi ha fatto comprendere quanta attenzione sia solidale la nostra gente anche se uno sparuto gruppo di soggetti vuole mettere zizzagna.
Noi di Agire stiamo dimostrando di saperci assumere le responsabilità e di voler affrontare le questioni come uomini politici di levatura, per cambiare atteggiamento verso una condizione sociale e politica che ha generato questo clima di odio.
Come disabile e come soggetto portatore di nuove istanze e attenzione, voglio ricordare a tutti coloro che vivono la mia condizione di  presunta debolezza, che dobbiamo trovare la forza di essere rappresentati al nuovo governo della Provincia per valorizzare le istanze di tutti, nessuno escluso, anche di coloro che ci assalgono e ci fanno male, noi dobbiamo andare avanti e esserci.
Grazie di cuore e, mi raccomando, domenica andiamo tutti alle urne e esprimiamo il nostro voto a favore di coloro che si impegnato e desiderano rappresentarvi con abnegazione.
Grazie mille a tutti. “per aspera ad astra”
Gian Piero

Incontro ENS (Ente Nazionale Sordi), Robbi (AGIRE): “il flop della politica che predica bene e razzola male.”

Si è tenuto Domenica pomeriggio (7 ott.) l’incontro organizzato dall’ENS (Ente Nazionale Sordi) che aveva come obiettivo quello di approfondire le tematiche e le difficoltà che quotidianamente si trovano ad affrontare le persone affette da questo tipo di disabilità in provincia di Trento.

Al convegno erano stati invitati anche i candidati presidenti, di cui solo uno si è presentato, e i candidati consiglieri, non molti nemmeno loro. Un’evidente mancanza di sensibilità da parte di alcune forze politiche e qualche candidato presidente.

Un vero flop da parte della politica, che tanto per cambiare predica bene e razzola male” sostiene Gian Piero Robbi, candidato di Agire per il Trentino che domenica era presente assieme all’altra candidata di Agire, Daria Rossi, dove hanno potuto esprimere il loro punto di vista sulle problematiche esposte dalla Presidente Brunella Grigolli.

Il mio discorso mirava esclusivamente a evidenziare le problematiche legate ai sordi, ma anche alla disabilità in generale, perché è di questo che si doveva parlare – continua Robbi –. Non si doveva parlare di politica, di economia e di immigrazione, noi di Agire siamo stati gli unici a non mostrare il simbolo per rispetto verso una categoria di persone che chiede azioni concrete”.

Tematiche che invece sono state tirate in ballo. Ed ecco quindi il j’accuse da parte del candidato di Agire: “Paolo Zanella, candidato di Futura 2018, ha tirato fuori l’ennesima barzelletta riguardante l’allarme razzista e xenofobo nel caso in cui il centrodestra dovesse vincere le elezioni”.

La dimostrazione, dunque, che si è pensato più a fare campagna elettorale che analizzare la realtà e i problemi effettivi dell’Ens.

È inutile – conclude Robbitirare fuori le statistiche di quanti sordi ci sono a livello nazionale e delle loro problematiche. Bisognava e bisogna trattare invece nello specifico il problema che sussiste in provincia di Trento e che riguarda i sordi: temi come lavoro, Legge 104, tg regionale in lingua dei segni. Temi molto più profondi e più importanti delle solite barzellette sulla presunta deriva razzista del centrodestra”.

 

Gian Piero Robbi – Agire per il Trentino

Chiara Bordi e il suo sogno cullato alle finali di Miss Italia

Chiara Bordi, come molti già sapranno, è una bellissima ragazza, 18 anni, di Tarquinia (Viterbo). Quest’anno ha partecipato alle finali di Miss Italia, sfilando con la protesi alla gamba e classificandosi terza alle spalle di Carlotta Maggiorana, di Cupra Marittina ma romana di adozione, e Fiorenza d’Antonio, di Napoli.

Chiara è stata vittima di un incidente in motorino 5 anni fa e dell’ignoranza di un’hater che qualche giorno fa la apostrofava con un “Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia”. La 18enne di Tarquinia aveva affidato al suo profilo Instagram la sua replica: “Mi dispiace molto per lei perché a me mancherà pure un piede, ma a lei manca cervello e cuore” aveva scritto.

E ieri, sfilando su quella passerella, la più importante per una ragazza che culla il sogno di diventare Miss Italia, Chiara ha risposto con la sua bellezza mediterranea, la sua solarità e il suo sorriso magnetico. E un terzo posto di cui andare fiera.

“La felicità dipende da chi ci sta intorno ma è prima di tutto una scelta che nasce dentro di noi”, ha dichiarato in una recente intervista a iltempo.it.

Chiara, infatti, che vuole studiare medicina e diventare un chirurgo ortopedico, è un concentrato di vita. “Ho fatto solo quello che si fa in questi casi. E in questi casi sei davanti a un bivio: o vivi o muori, non esiste sopravvivenza, ma una scelta consapevole che deve puntare necessariamente alla vita” ha spiegato a Daniela Cursi che la intervistava.

E così ha iniziato a vivere la sua vita con una protesi ma senza limiti. “Con la protesi ho preso il patentino di guida, il brevetto da sub, sono andata in campeggio, ho fatto una scalata, ho pattinato e ho intenzione di correre agonisticamente. Per adesso corro solo quando sto per perdere il pullman” ha affermato ironicamente.

“Chiara Bordi è l’esempio lampante che la forza di volontà, la tenacia e la voglia di coltivare i propri sogni possono farti vivere una vita piena e farti raggiungere tanti obiettivi. E che la bellezza è fatta di tante sfumature. Si può essere stupende anche sfilando con una protesi”.

Gian Piero Robbi

Le tutele sociali e il supporto del buon vicinato, parentale e amicale, sembrano allentarsi sempre più. – di Gian Piero Robbi

La vita, nella tormentata e inquieta realtà di oggi, è complicata ed è dura per tutti. Lo è per chi ha meno, per difficili condizioni di partenza o perché impoverito dalla crisi e dai pasticci combinati dalla finanza e dalla speculazione. Ma lo è anche per chi ha qualcosa in più, ma subisce l’effetto devastante di un mondo senza certezze, dove sembra che ogni riferimento venga meno e si inabissi nella barbarie dei linguaggi e dei comportamenti. Ovviamente c’è chi ha le condizioni e le risorse per lenire o rimuovere complicazioni e durezze, perché dotato di adeguati mezzi finanziari, o perché psicologicamente resistente, impermeabile ai problemi del mondo.

Ma è una minoranza. I più sono oggettivamente in difficoltà. C’è poi chi la vita la deve affrontare con un limite in più, ad esempio con un handicap sensoriale, motorio o legato allo stato di salute. Ed allora la difficoltà del vivere si accentua, e talvolta diventa insostenibile. Una eventualità, questa, che cresce e diviene più vistosa in un contesto problematico, come è quello di oggi, fortemente incentrati sull’io, sull’individualismo frantumato e autoreferente.

Oggi, il senso civico, non più supportato da un’etica pubblica educata al rispetto e alla solidarietà, ha perso la sua capacità di incidere positivamente sui comportamenti concreti della gente e, in parte, anche sull’agire delle Istituzioni. Quindi diritti consolidati, come quelli che assicurano la dignità della vita a chiunque, a prescindere dalla propria condizione, sono sanciti sulla carta, ma sempre meno garantiti nella realtà delle cose.

Quindi si sta sempre più accentuando una situazione critica, in alcuni casi di vera e propria emergenza, per chi si trova in situazioni deboli e complicate, soprattutto perché le tutele sociali e il supporto del buon vicinato, parentale e amicale, sembrano allentarsi sempre più.
Di conseguenza è necessario lanciare un doppio grido di allarme, nei confronti dell’opinione pubblica e delle Istituzioni, per arginare questo fenomeno negativo e immiserente che rischia di deteriorare la nostra società, anche locale.

Un’opinione pubblica che deve recuperare l’attenzione e la sensibilità verso i meno fortunati, specie se per ragioni psicofisiche, nella convinzione che solo in un clima di solidarietà fattiva si può costruire un mondo a misura d’uomo, dove ad imperare non sia l’egoismo sfrenato e il primato della competizione a tutti i costi. La convivenza non può reggersi solo sui rapporti di forza o di potere. Per vivere bene c’è bisogno anche di umanità, di solidarietà, di attenzione all’altro, anche perché prima o dopo, da giovani come da anziani, ci si può sempre trovare in difficoltà.

Un analogo impegno aggiuntivo spetta alle Istituzioni che hanno la necessità di rinvigorire la propria vocazione a farsi carico dei bisogni sociali e personali del mondo in generale, in particolare di quello dei portatori di handicap e delle persone con difficoltà gravi di salute, che lasciato da solo finirebbe con il soccombere, con gravi conseguenze non solo morali, ma anche di livello complessivo della qualità della vita.

Tra poche settimane gli elettori trentini saranno chiamati alle urne per eleggere gli organi preposti al governo delle istituzioni della nostra Autonomia. È l’occasione buona per premiare chi, forze politiche e candidati, si faranno carico di questo obiettivo di civiltà e inseriranno nei loro programmi misure e interventi idonei a sostenere non solo le persone in difficoltà, ma anche le famiglie e quanti si rendono disponibili al loro sostegno e al loro aiuto. È per questo motivo che tre priorità della prossima legislatura dovranno essere riservate ai bisogni ed alla dignità dei DISABILI, delle loro FAMIGLIE, al potenziamento e al supporto per le COOPERATIVE SOCIALI.

Tre ambiti importanti ed imponenti, non per distruggere quanto è stato fatto finora, anzi, ma col fine di mettere finalmente in atto un programma operativo che migliori i diversi servizi, per un welfare che tuteli davvero tutti, nessuno escluso.

Gian Piero Robbi

I congedi straordinari della legge 104, Robbi (AGIRE): “Vigileremo su chi se ne approfitta.”

In questi giorni sta ripartendo la scuola in tutt’Italia, e proprio mercoledì scorso è ripartita anche in Trentino.
Insieme alla ripresa delle lezioni, però, arriva a braccetto anche il cosiddetto «balletto degli insegnanti» riguardo alla legge 104, cioè la legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili, che tutela i diritti delle persone con disabilità e che regola anche alcuni benefici di cui possono godere i familiari che se ne prendono cura, tra questi quello del congedo straordinario.

“Uno strumento utilissimo per tutti i disabili e per chi se ne prende cura” spiega Robbi, di Agire per il Trentino, candidato alle prossime elezioni del 21 ottobre. “Uno strumento, però, che subisce ogni anno una miriade di ingiustizie (come mi è stato riportato proprio da una insegnante ancora precaria, grazie anche a questi furbetti) a causa di chi si fa beffe del sistema, danneggiando peraltro tutti i bravi insegnanti, magari precari, che lavorano alacremente ogni giorno”.

Ricordiamo infatti che solo coniugi e familiari del disabile (padre, madre, figli, fratello o sorella) che siano anche conviventi possono beneficiare del congedo straordinario: si tratta in pratica di un periodo di assenza dal lavoro che viene retribuito allo scopo di prendersi cura del familiare disabile.Tutto questo nella teoria; in alcuni casi sono stati perfino «pizzicati» insegnanti che usufruivano di questi congedi senza averne bisogno e senza nemmeno avere un parente disabile.

“Una vera e propria vergogna. Un insegnante mi ha fatto il quadro di una situazione grave e soprattutto complicata: alcuni insegnanti ottengono la 104 per richiedere trasferimenti vicino casa, e usufruiscono di permessi straordinari semplicemente senza averne diritto” continua Robbi. “Queste persone usano il sistema in maniera illecita e il comparto scuola è quello più colpito: alcuni dirigenti permettono a questi insegnanti scorretti di accumulare i tre permessi mensili (non cumulabili per legge!) fino a farli diventare settimane intere, così da fare le vacanze estive in tutta tranquillità, per di più retribuiti!”

Un caso su tutti, che quest’anno ha fatto scalpore, è quello della ex dirigente della Centrale Unica di Emergenza (CUE) Luisa Zappini, arrestata per truffa e peculato. La dirigente è stata «pizzicata» in vacanze effettuate proprio grazie ai permessi della legge 104: dalle Hawaii a Parigi, da New York alle Maldive.

“Ci sono tanti insegnanti onesti, per di più precari, che sono superati e scavalcati da questi soggetti privi di dignità” conclude Robbi. “Agire vigilerà su questi permessi, usando il pugno di ferro nei confronti di chi si approfitta delle categorie più deboli, come quelle dei disabili. Ci sono dei diritti sacrosanti come quelli offerti dalla legge 104, essenziali per chi davvero ne ha bisogno, e vedere persone che se ne approfittano rubando di fatto i fondi destinati ai più deboli, fa infuriare chi, come me, tiene al mondo dei disabili. Li difenderemo tutti, nessuno escluso”.