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Incredibile vicenda al Pronto Soccorso di Cavalese, Robbi (AGIRE): “La malasanità non va in vacanza”

La malasanità non va in vacanza. E questo, purtroppo, è ormai assodato”.

“Un aspetto piuttosto triste della nostra società”, secondo Gian Piero Robbi, candidato di Agire per il Trentino alle prossime provinciali, che ha ricevuto due segnalazioni da parte di cittadini che, loro malgrado, hanno potuto verificare in prima persona il malfunzionamento di alcuni settori della sanità trentina.

“Due episodi che hanno dell’assurdo”, prosegue Robbi.

Il primo ha come scenario il pronto soccorso di Cavalese, dove una persona si è recata per un fastidioso dolore intercostale.

“Appena arrivata –  racconta Robbi – il medico curante (straniero, ma poteva anche essere italiano) la tratta con sufficienza e le dice che non era il caso di recarsi al pronto soccorso per un motivo così lieve, avrebbe potuto benissimo stare a casa. Come inizio niente male. Visita di controllo, tutto regolare”.

Si passa quindi alla compilazione del referto (foto), ovvero al vilipendio della lingua italiana – prosegue il candidato di Agire -. Già si fa fatica a capire quello che scrivono i medici, figuriamoci a comprendere un referto scritto in modo approssimativo, con un italiano traballante e con la consueta fretta di chi si vuole “levare di torno” il paziente il prima possibile, questo quanto ha raccontato la persona che si è recata in PS”.

Un dolore intercostale può essere nulla come può essere principio di infarto, è inaccettabile che la sanità trentina sia arrivata a tali livelli di sufficienza. E poco importa che l’episodio sia avvenuto ad agosto, nel momento in cui molti medici sono in ferie. Le malattie non vanno in vacanza e i cittadini hanno il diritto di ricevere assistenza adeguata durante tutti i mesi dell’anno”, osserva Robbi.

“Questa persona, dopo la dimissione dal pronto soccorso di Cavalese, ha continuato a percepire dolore. Si è quindi recata al pronto soccorso di Trento dove, naturalmente, ha dovuto pagare il ticket di 75 euro. Di queste tipologie di segnalazioni me ne giungono parecchie  e io continuerò a renderle pubbliche, perché il mio dovere di cittadino e di aspirante politico mi impone di non stare zitto di fronte a questi episodi. Chi tace, è complice”.

Per non parlare dei medici di base che si rifiutano di fare le ricette mediche per farmaci e invitano i pazienti ad andare al pronto soccorso.

È il caso che riguarda una persona di Trento che, recandosi dal proprio medico, assente per ferie, ha trovato il sostituto come previsto dalla legge.

“Il sostituto, ancora una volta straniero,  non si sa per quale motivo, non ha voluto fare la ricetta medica per farmaci, consigliandole di andare al pronto soccorso, dove, ovviamente, ha dovuto pagare un ticket di 50 euro – racconta Robbi -. È questa la sanità che vogliamo? È così che i cittadini, bisognosi di cure o di farmaci, meritano di essere trattati?“.

 “Questi episodi richiedono più di una riflessione. Perché situazioni di questo tipo non possono e non devono verificarsi”, conclude Robbi.